Parte II- Capitolo I : 1 -Descrizione dei soggetti e delle categorie sociali di riferimento


  

P A R T E    S E C O N D A

 

C A P I T O L O    P R I M O

 

 

Riscontri

 

 

Descrizione dei soggetti e delle categorie sociali di riferimento secondo il vissuto  dei  “contadini”:

 

 

Ceti più o meno abbienti

 

        Poiché i treppi erano accadimenti che si verificavano da secoli fra gli strati più bassi della scala sociale, e tenuto conto che nella vita di quelle popolazioni non avveniva nulla per caso, è necessario entrare nel vivere quotidiano di quel mondo per averne i riscontri, e per capire su quali basi pren-devano corpo gli incontri. I quali trovavano la loro ragion d’essere oltre che negli aspetti ludici, soprattutto nei conenuti e nelle funzioni che questi avevano. I treppi, come detto, erano anche la scuola, l’Università di quei diseredati, da cui apprendere quanto si poteva, anche sotto l’aspetto ludico; ma tutto era basato su conoscenze, saperi, mentalità, psicologie, ecc. che erano solo loro. Partivano da un loro bagaglio conoscitivo, dalla oggettività di condizioni di appartenenti a categorie diverse ma sempre di bassa estrazione sociale. E per conoscere i contenuti di quegl’incontri è neces-sario sapere quello che sapevano i vecchi partecipanti, che ne erano i protagonisti; diviso in strati sociali; dei rapporti fra di essi; di quelli intercorrenti all’interno di ognuno di quegli stessi strati; in primis nei molteplici aspetti di quel loro vivere e nelle attività lavorative. Uno dei primi riscontri di cui non si può fare a meno di verificare, per poter entrare in quel mondo, è l’osservazione del-l’appartenenza alla categoria sociale di quei protagonisti; nonché la composizione di quegli strati diversi, ma sempre bassi. Verifica che si rende necessaria soprattutto per una esistente confusione nel sapere istituzionale accademizzato e accademizzatore a sua volta, rispetto all’oggettività di quel vissuto. Lasciamo da parte la retorica linguistica, che in questo contesto sarebbe fuori luogo. Si prenda atto, invece, che gli ex lavoratori della terra, spesso sentono parlare di “contadini” ma... molto sui generis: incontestabile segno che gli autori, parlanti o scriventi, sono andatai a ricercare (se l’hanno fatto) dove i “contadini” non sono, né sono mai stati... rendendo manifesta la loro disin-formazione.

        Dalla necessità di distinguere soggetti e categorie sociali nell’ambito del lavoro non ha saputo o potuto prescindere neppure un Prof. Dal Pane(1). Questa distinzione si rende necessaria (oltre al fine di non incorrere in equivoci o ambiguità) in quanto non si debbono omettere o falsare le realtà che in passato sono state vissute nel mondo delle campagne, se vogliamo rendere testimonianza o riferimento attendibili. La descrizione dell’esistenza delle categorie, strati, classi sociali, o come si vogliano definire, sono un indispensabile punto di partenza per evitare fraintendimenti.

        Inoltre, proveremo a conciliare la lingua italiana e le proprie funzioni con il codice linguistico di quel plurisfaccettato ambiente; partendo dal fatto che per i vecchi delle categorie sociali più infime, l’italiano era una lingua conosciuta per sentito dire, forse sconosciuta. Il linguaggio che parlavano, e che parlano ancora, ubbidisce a tutt’altre regole; che sono state quelle più adatte al vivere in quelle condizioni, in quell’ambiente, luoghi, tempi... e sono state le sinapsi di tutto quel mondo vissuto. Le categorie sociali che qui si desecriveranno saranno secondo i princìpi di quel vissuto, conformi ai risultati accumulati durante le ricerche dei protagonisti di quel mondo, e non secondo studi più o meno intellettuali e/o accademici, e tanto meno “scientifici”.

        Visti i treppi e le espressioni culturali non calate dall’alto ma salenti dal basso, si prosegue il  viaggio per vedere da dove vengono, per conoscere il perché del loro esistere, delle loro funzioni, dei loro contenuti... per questo è indispensabile conoscere gli strati, le categorie sociali, nonché gli appartenenti ad ognuna di esse. 

 

Alto  e  medio  ceto

 

        Per alto e medio ceto, si intendono tutti quegli strati sociali che vivevano di rendita, di una propria attività indipendente o di una dipendenza ad alto livello dirigenziale, che generalmente era l’operare in nome e per conto di grandi aziende di qualsiasi genere o su loro commissione; in una parola: i sgnòuri. Che nel significato del linguaggio non ha nulla a che vedere con signori e signorie: sono solo i ricchi, o quanto meno i benestanti; la stessa parola rimane anche al singolare. Né questa parola è da confondere con il Padreterno che era ed è detto: al Sgnòur (il Signore).

 

 

Bottegai

 

        I bottegai erano quasi una categoria a parte. Tenevano, come altre categorie sociali un po’ abbienti, a non confondersi con i poveracci; pur dovendovisi continuamente confrontare in quanto (specie nei piccoli paesi dove non c’era concorrenza), dovevano fare i conti con popolazioni dal reddito sempre (o quasi) insufficiente, per conseguenza la prospettiva di migliorare le proprie condizioni economiche erano scarse, praticamente nulle quelle di arricchirsi. Le cose andavano meglio nei paesi più grossi dove, oltre alla popolazione locale più numerosa, vi confluiva anche quella dei paesi piccoli dei dintorni, per acquisti di oggetti e generi che non trovavano nei propri. Nei paesi piccoli esisteva generalmente un negozio di generi alimentari e poco altro (qualche volta niente); teneva di tutto un po’ e, se la clientela avesse chiesto cosa che non avesse avuto, si sarebbe incaricato di acquistargliela(2).

 

 

Fattori

 

        Veri e propri conduttori di aziende, in vece dei proprietari. Ve n’erano di due tipi:  a) – fattori veri e propri, responsabili di tutte le attività per la produzione agricola;  b) – l’ôman da bîsti ( lett. l’uomo da bestie), svolgeva la propria opera in grandi aziende agricole (a economia o mezzadrìa) con il compito, per conto della proprietà, della compravendita e della tenuta in buone condizioni del bestiame (in genere bovino e, quando c’era, in quantità molto minore, equino), in grandissima parte, se non la totalità, da lavoro(3). Generalmente vivevano sull’azienda.

 

 

Grandi  e  grandissime  aziende  agricole

 

        Sempre su terreni asciutti: in genere divise in fondi (poderi) a conduzione familiare, date a colonìa parziaria, soprattutto a mezzadrìa  ma anche in affitto, al terzo… ne esistevano pure a conduzione collettiva di svariate forme, soprattutto nel ferrarese.

        Su terreni asciutti e umidi: condotte generalmente in economia, con alcune persone fisse (per mansioni molto varie e determinate ma sempre di basso livello); il lavoro aziendale con personale avventizio (a giornata); al terzo, (nominalmente) generalmente non scritto, con remunerazione di un terzo del prodotto ottenuto dal pezzo di terra lavorato, avuto dall’azienda stessa. Queste sono alcune delle categorie di lavoratori necessarie per tutte le necessità dell’azienda agricola, nei suoi vari aspetti.

 

Mercanti

 

        Si distinguevano (chi più chi meno ma sempre con bonomia diplomatica) per la loro scarsa considerazione per il prossimo. Solitamente non invadevano il campo di altri colleghi ed ognuno trattava un preciso tipo di merce: bestiame, canapa, frumento, cereali, patate… e quant’altro la terra potesse produrre. Per la compravendita delle merci gli interessati (esclusi i contadini, in quanto era sempre la proprietà a trattare) si rivolgevano ogni volta al mercante specifico per quel determinato articolo da trattare: mercante del bestiame bovino, della canapa, dei suini, delle patate, degli equini, ecc. e ogni mercante aveva il proprio giro di interessi e di affari. Se qualcuno gli avesse chiesto di mercanzie (da comprare o vendere) al di fuori del proprio specifico, avrebbe declinato l’affare o dato il nome del collega in zona al quale avrebbe potuto rivolgersi (e dal quale, a sua volta, si sarebbe aspettato il favore); salvo non avesse operato al fine di ampliare il proprio giro affaristico. Se un mercante avesse accettato un affare al di fuori del proprio specifico, sarebbe stato concorrente di un collega e, verosimilmente, ne sarebbe nato un attrito. Nelle nostre ricerche se ne è avuto qualche sentore.

 

 

Opportunisti

 

        Era questa una figura per fortuna rara, che, sfruttando povertà e ignoranza, intrallazzava per il proprio tornaconto. In dialetto si sentivano frasi di questo tipo: Tizio?! bisogna stare in orecchia!; Caio?! è un barluscone, un intrallazzone, ocio a non lasciarsi incantare!; Sempronio?! è un cioccapiatti, incàntaquajón (lett. incantacoglioni – tipo che con la propria chiacchiera circuisce l’intelocutore),  non è da fidare!… e via di questo passo. Non siamo lontani dal vero definendo questa figura un tipo a caccia di interessi non sempre puliti e leciti.

 

 

Osti

 

        Era questa una categoria di persone ben conosciuta in quanto, nei paesi piccoli e a volte anche nei borghi, esisteva almeno un’osteria; sempre frequentata solitamente da uomini; se non qualche vedova per comprare un fiasco di vino da bere in famiglia; ragazze mai. Gli osti di queste osterie, date le condizioni delle popolazioni, non avevano grandi prospettive di arricchimento; anche perché coloro un po’ più abbienti, potevano permettersi qualche mezzo di locomozione e potevano andare in qualche paese vicino, dove trovava un Caffè adatto alla propria condizione sociale. L’osteria era il ritrovo festivo e invernale della popolazione maschile, dove poter passare un po’ di tempo in compagnia e in libertà. Dopo una giornata di lavoro poteva essere il luogo dove fermarsi per bere un bicchiere di vino o una bibita in santa pace.

        In qualche osteria si poteva avere anche un piatto di minestra o altro da poter mangiare, per un eventuale viandante di passaggio.

 

 

Partitori

 

        Uomini (sul territorio in poche unità) che facevano partizioni di qualsiasi genere: terreni, capitali di ogni specie, famiglie che si dividevano perché troppo numerose, bestiame, attrezzi, materiali vari… valutavano il valore dei materiali da spartire, poi:  a) – mediavano se erano soli e dovevano dividere fra due o più parti e venivano pagati con compenso pattuito con le parti medesime; b) – trattavano se rappresentavano una parte. In questo caso (generalmente) si trovavano di fronte a uno o più colleghi. A seconda del materiale trattato il compenso poteva essere concor-dato a forfait oppure pagato a percentuale.

 


Piccole  aziende

 

        Le piccole aziende  erano dette anche mîž cagnétt(4) (intr., lett. mezzi cagnetti, ma in lingua sfugge il senso), condotte in genere a mezzadria, non sufficientemente grandi da essere remunerati-va la presenza di un fattore. Era solitamente di qualche fondo, a volte di uno solo. Poiché il contratto, generalmente, dava alla proprietà il diritto, sotto le diciture: il locatore puòil locatario deve…, di disporre in assoluto del podere e della famiglia del conduttore, questi contadini erano per la maggior parte i più vessati e i più tacciati di ladrocinio. L’incompetenza della proprietà si avvale-va delle prerogative della proprietà medesima, senza averne l’esperienza per la conduzione, né la competenza tecnica del lavoro agricolo, né le conoscenze agronomiche. A questa categoria apparte-nevano anche le proprietà delle parrocchie, i cui mezzadri erano detti i cuntadén dal prît (i contadini del prete). Dove, invece, la proprietà collaborava col contadino e gli dava fiducia, la produzione non era sotto la norma, il podere meglio tenuto e il contratto molto prolungato nel tempo(5).

 

 

Sensali,  mediatori…

 

        Sensali, mediatori, agenti, procacciatori d’affari, intermediari di qualsiasi genere fra venditori e compratori: di terre, poderi, bestiame di ogni tipo, canapa, cereali e quant’altro…  pagati quasi sempre in percentuale alla merce trattata, detta  sinsalarî (senseria). Era una categoria di poche unità ma presenti sul territorio.

 

 

Stimatori

 

        Anche questa categoria era di poche unità, stimavano di tutto ma non tutto. Ognuno aveva una propria competenza e, secondo quella, agiva e operava per stare aggiornato. Le loro fonti principali di informazione (come per i partitori, sensali, ecc.) erano i mercati. Gli stimatori erano un po’ quelli che oggi si definirebbero  periti.

 


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