Premessa



All’amico e maestro ARMIDE BROCCOLI
essendogli debitore di parte di quest’opera



P R E M E S S A

  
    In questa tesi di laurea si troveranno (fra l’altro) testimonianze, avvenimenti, fatti, vissuto... archivisticamente, bibliograficamente, iconograficamente, documentariamente non reperibili. Motivo: la necessità di un’analisi comparativa fra la cultura intellettual-accademica, istituzionalizzata; e le attività materiali, “contadina” in particolare... scritte sulla pelle dei protagonisti.
    Come in altre occasioni, chi scrive fa sua la frase del Prof. Carlo Bo(1): “[...] proviamo a essere onesti e proviamo a dire senza maschere, senza presunzioni”. Questa frase è presa a riferimento, e ciò che seguirà sarà in prima persona per testimoniare il vissuto della gente delle cam-pagne della bassa bolognese e non solo. Lo scrivente se ne assume tutta la responsabilità testi-moniale e documentale, in quanto accadimenti scritti anche sulla propria pelle. Per questo, oltre a doversene staccare, non potrà fare a meno, nell’esposizione, di dover conciliare due stridenti esigenze: la nella traduzione degli idioletti delle popolazioni rurali (pressoché unici elementi di comunicazione in quel mondo); e l’ del contenuto che, dovendola esprime-re in lingua italiana, se ne pèrdono i riferimenti esistenti negli idiomi. Ragione per la quale non si dirà vaccina ma vacca o bestia, come la si definiva e ancora la si definisce, per avere un concetto e un contesto più consoni del dove collocare l’argomento. Si dovrà far ricorso alla fantasia per trovare lemmi in lingua, e il modo meno impreciso possibile per esplicare parole intraducibili, o che nei dialetti hanno altro significato o senso, anche plurimi. Motivo per il quale l’italiano sarà di basso registro, in quanto (dato l’argomento) più questo sarà alto più lontano rimarrà dal reale. In com-penso, sarà meno impreciso nell’esposizione dei fatti, e questi meno lontani dalla loro oggettività. Si eviterà, così, di ridere di se stessi: sarebbe fuori luogo l’udire in un italiano forbito (per chi scrive neppure pensabile) il vocabolo vacca e riferimenti simili. Tutto questo partendo dal presupposto, che ogni cultura ha una sua lingua o un suo idioletto. Nel caso specifico, una lingua istituzionale e l’altra orale... e il misurare l’una con i precetti dell’altra è certo un bel mare ricco di spunti satirici: sicuramente per i non acculturati nei confronti degli universitarizzati. L’erudito può guardare dall’alto del proprio sapere con comprensione e indulgenza; ma gli analfabeti o comunque gli sprovvisti di studio, trattare il mondo materiale con i precetti della lingua italiana, specie se di alto profilo (considerando pure che l’analfabeta spesso ride di ciò che non conosce o non capisce; anche nel proprio ambiente), sono ottimo humus per alimentare un’aneddotica e una paremiologia sulla scuola in generale e l’Università in particolare, non priva di motivi per ridere.
   Pur col sentire d’essere un po’ ridicolo incominciamo quest’avventura e vediamo dove si andrà a parare... considerando che la tesi di laurea di un contadino, da sottoporre al giudizio di una com-missione di Professori Universitari, ai tempi nei quali si avrebbe potuto avere l’età per studiare all’Università, avrebbe fatto ridere. Comunque vada, poiché esiste una promessa fatta agli esortatori a quest’impresa e a se stessi di intraprendere questo avventuroso viaggio verso la conoscenza di un mondo (l’universitario) poco conosciuto da chi scrive, e... un viaggio, per quanto accidentato, lungo e difficile (dice un antico proverbio cinese), incomincia sempre con il primo passo: facciamolo!

 

 

 

 

 

 


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