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\\ Home Page : Scritto TREBBI.SanGiorgioDiPiano.Net - Manini Luciano: Parte I.- Cap.Unico: 11 - - Ostilità alla cultura che viene dal basso

Parte I- Capitolo unico : 11 -Ostilità alla cultura che viene dal basso

Di Luciano Manini (del 08/09/2012 @ 12:49:41, in Parte I - Capitolo unico, linkato 344 volte)

 

TRADUZIONE  DELLA  PIECE  DEL  MEDICO  E  DELL’ AMMALATO

 

        Nel gioco scenico il rapporto fra medico e paziente: è solenne quando è riferito alla diagnosi e alla cura; realistico quando esce dal testo.

 

B  -  Facciamo l’ammalato?… (assensi) allora, preparate mo! (si esegue). Io sono il dottore.

C  -  Cosa ci vuole?

B  -  La panca del bucato (il <bucato>, è al femminile: la bughê)(1).

D  -  (donna) No! Siamo dietro a fare bughê, se (la) si sporca dopo si sporca anche la bughê.

B  -  Allora il panchetto da lavare (la canapa).

E  -  Loro qui (costoro) hanno il macero a bora, i panchetti hanno i piedi solo da un codo! 

        (capo)(2).

D  -  (tipo scorbutico, dovrebbe filare)  C’è il panchetto del calzolaio!(3).

B  -  No, è troppo piccolo: prendi mo un ballino (balla) di paglia!… (si esegue). Chi è l’ammalato?

A  -  (solitamente magro, già preparato con la corda arrotolata dentro la camicia)  Sono io.

B  -  Dove siete ammalato?

A  -  Möööh?!…

B  -  Che cosa avete?

A  -  Ci ho male alla pancia.

B  -  Cosa avete fatto?

A  -  Niente!

B  -  Cosa vi sentite?

A  -  Un brontolamento alla pancia e le gambe che fanno giacomo giacomo.

B  -  (prende un imbuto e lo usa come stetoscopio).  Dite mo trentatrè!

A  -  Trentatrè!

B  -  Un’altra volta.

A  -  Sessantasei!

B  -  No, trentatrè un’altra volta.

A  -  Trentatrè!

B  -  (sempre ascoltando con l’imbuto). Dite pure trentatrè!

A  -  Ancora?… mi viene la puîgle (pipita) nella lingua, vèh! (intesa come malattia della lingua

      dei  polli).

B  -  Dai, che sono io il dottore!

A  -  Trentaaa…(riceve un pugno un testa).

B  -  (dandoglielo)  Di’ trentatrè!

A  - Aoöuh! Dacci ben piano!… trentatrè!

B  -  Ne fai dei venti?

A  -  (non capendo)  Ah?

B  -  Ne fai dei venti?

A  -  (c. s.)  Come?

B  -  Ne fai dell’aria?

A  -  (continuando a non capire)  Aria?!…

B  -  Scorreggi sì o nò?

A  -  (capendo subito)  Ah, sì!

B  -  (riprendendo il tono solenne)  Eeeh!… ma voi siete gravissimo!!!

A  -  !?… mi tocca di morire?

B  -  Certamente, prima o dopo di domenica! (in lingua è sparita la filosofia esistente nella

      battuta).

A  -  Non si potrebbe fare di là di domenica?… magari un bel po’?

B  -  Questo dipende da voi. A mangiare come andiamo?… mangiate?

A  -  Quando ce n’è!

B  -  E bere?

A  -  Quando ne trovo.

B  -  Riposare, riposate?

A  -  Quando riposo, posso (qui sparisce il doppio senso fra i verbi  riposare e  potere: 1° p. s.).

B  -  Perché, non dormite sempre?

A  -  No, solo quando la pancia me lo permette.

B  -  Perché?

A  -  Perché a forza di cenare con  delle cantate o dei rosari, la pancia non la si incanta  più: la

      vuole qualcosa per riempirsi(4).

B  -  (grandi esclamazioni) Eeeh!! ma questa è una malattia gravissima!!… Non si guarisce

      neanche se ci tiene la sua santa mano sant’Antonio protettore delle bestie!!!

A  -  Che malattia è?

B  -  E’ una malattia che si chiama ...

A  -  Non c’è proprio niente da fare?

B  -  No! Con l’aria che tira ho proprio paura che vi tocchi di morire!

A  -  (disperato)  Eeeh, poveretto mè!!!

B  -  A meno che…

A  -  …a meno ché?…

B  -  A meno che voi non potiate procurarvi la medicina che ci vuole. Ci vuole solo quella e

      bisogna prenderla almeno tre volte al giorno.

A  -  Che medicina è?

B  -  Giratevi mò che vi scrivo la ricetta (lo gira, gli si appoggia sulla schiena e con un mozzicone di matita, che ogni tanto bagna sulla lingua, scrive su un pezzo di carta, la ricetta). Dunque!… alla mattina: una zuppa con un litro di caffelatte e pane, da fargli stare dritto il cucchiaio; sennò soquante (alcune) fette di pancetta fritta, magari con anche due uova, e pane e vino a volontà. A mezzodì due uova di tagliatelle o mezzo chilo di maccheroni, conciati (conditi) senza miseria di soffritto e forma; dopo, due bracioline o altro con pane e verdura a volontà; poi, formaggio, frutta… a piacere.

A  -  (inghiottendo)  Uhmmm!…

B  -  Il tutto santificato con una buona bottiglia di vino.

A  -  Se la bottiglia è triste (non buona) è lo stesso, basta che sia buono il vino.

B  -  Benissimo!  A la sera, per stare leggero, soquante uova dure (sode), o soquante fette di basolo (guanciale) o pancetta fritte; o un coniglio o un polastro arosto con patate fritte, o verdure cotte o crude a volontà. Oppure, anche una terrina di polpette in umido, vanno bene lo stesso; e poi   formaggio, eccetera… e il tutto condito con pane e vino a volontà…

A  -  (inghiottendo)  Uhmmm!… (barcolla e cade svenuto).

B  - (solenne) A questo punto bisogna fare l’operazione! (indicando) Mettelo invétta! (intanto che il dottore parla e si prepara per l’intervento, E e C cercano di mettere sulla balla di paglia lo svenuto… che poi ci rinunciano). Portatemi tutto quello che ci vuole e datemi il saccone (si esegue)…

E  -  Sooorbole, se è peso!!!… Vai mo su da per tè, vèh!

A  -  (si alza, si sdraia supino sulla balla di paglia e rifà lo svenuto).

C  -  (con in mano un altro imbuto, da bottiglia, al quale è infilato un tubo di gomma lungo un po’ meno di un metro)  Pronto il bigatto per il cristere (clistere)!!!(5).

A  -  (saltando su subito)  Quello lì te lo fai poi tè!

C  -  Dai dai poche storie, giù le braghe!

A  -  Tirati ben giù le tue, se ci tieni tanto!

C  -  Si deve fare le cose come và! (come si deve!)

A  -  Vanno già bene così!

B  -  Ma cosa vuoi cristerare! Non vedi che ha una fame che sta in piedi per scommessa?

C  -  Io, che avevo già preparato tutto!?…

A  -  Te lo metti poi tè!

D  -  Mettilo via, che è quello da fare le lavande alle bestie! (si intendono lavande vaginali)

 

(si finisce di preparare per un intervento chirurgico addominale)

 

B  -  Allora, c’è tutto?

E  -  Quasi.

B  -  Cosa ci amanca?

E  -  La roba da indormentare l’amalato.

C  -  Adoperiamo il martello dell’aratro.

A  -  (scattando su) Óhi, sei matto?!

C  -  No, no facciamo solo per finta.

A  -  (a B)  No, no lui lì è capace di darmi una martellata in testa sul serio, vèh! no, no!

B  -  Da, dai, non fare dei cenomi (moine), fa l’ammalato e stai zitto!

A  - (provandoci) Non sarebbe meglio adormentarmi come facevano nei soldati, quando dovevano  andare a l’assalto?(6)

C  -  Sì, il cognach è lì che dice prendimi su!

D  -  Nò, del cognach non ne abbiamo.

A  -  E’ lo stesso anche la grappa.

D  -  Non ne abbiamo neanche di quella.

A  -  Ne ha Bolelli!

C  -  Bella forza, ha il fondo di suo! Non ha mica la nostra miseria, vèh!

A  -  (provandoci ancora) Non avete neanche il fisco del vino?… (tutti tacciono)  Siete proprio dei   miserabili!

B  -  (un po’ spazientito) Vuoi metterti giù, fare l’ammalato e stare zitto?!?!…

A  -  Allora non si prende proprio su niente!?

C  -  (secco) Nò !!!

A  -  (prendendo in giro)  Siete proprio un branco di miserabili!

D  -  (tagliando corto)  La bevuta la facciamo poi quando avete finito!

C  -  (riferito a D)  Aho, ha parlato la Francia!…(7) (a A) Dai, poche storie, giù le braghe!… (cala le brache e si vedono le mutande fatte con vecchia e sbiadita tela da pagliericcio)(8).

D  -  Dissù, Spingino, hai disfatto il pagliaccio (pagliericcio)(9) per farti le mutande?

A  -  Da questi giorni andare senza mutande l’è freddo, vèh!(10).

E  -  (con uno scolapasta) Hai ragione, d’estate almeno si va senza!… Pronto la  dòrmia!.

A  -  (continuando a provarci)  A me mi andrebbe bene anche un bicchiere di vino.

E  -  (un po’ spazientito) Vuoi star zitto e fare l’ammalato!?!? (fa l’anestesia: copre la faccia di A con lo scolapasta e gli spreme sopra uno straccetto, che gocciola).

A  -  (saltando su)  Pfrfrfr… mi lavi tutta la faccia, vèh!

E  -  Stai buono e dormi!…

A  -  (esegue).

B  -  Adesso  che il malato dorme, ci  apriamo la pancia  (allungando la  mano come un chirurgo). Runcàtte! (piccola roncola a serramanico, tascabile, con la quale finge di incidere).

A  -  (alzandosi di scatto)  Piano con quella Runcàtte!

B  -  (spazientito)  Andiamo, piantala!… (tornato in parte) Eheee!… che strazio di un lavoro!!!…

R  -  (ragazzo – curioso, avvicinandosi)  Cosa c’è?…

B  -  Vieni mo a vedere!… (con le mani dentro la pancia del p.  gli fa uno schizzetto in faccia).

R  -  Ahaaacc!…  (si allontana).

B  -  (dalla pancia del p. comincia a tirare una lunga corda, aiutato da C)  Tira, tira pure!…

E  -  Sooorbole quanti di quei maccheroni!

D  -  (sarcastica)  Sì, sono insfilzati uno di codo (in capo) di quell’altro!

B  -  Macché maccheroni!  Non vedi che è tutta budèlla vuota!?  Se fosse piena sarebbe grossa come la salsiccia!… Op-làaa, si è rotta!… (si riprende a tirare, commenti a soggetto).

C  -  Guarda mò se ce ne vuole del mangiare per riempire tutte quelle budelle lì!!!…

B  -  (finisce la corda) Ecco, siamo arrivati alla fine. Tappo!  (gli viene dato e tappa il dietro di A).

A  -  (improvvisamente, all’atto)  Ahop, piano!

D  -  Eeeh, quanti di quei cenomi!

B  -  (doppio senso)  Stai buono a lasciatelo mettere.

A  -  (doppio senso riferito a D)  Mettilo bene alla Clotilde, che è qui!

D  -  Io ci ho chi me lo mette, non ti preoccupare, te!

A  -  Sì, adio che Baravella (il marito) tiene duro!

D  -  Mio marito tiene duro abbastanza, non metterti dei pensieri, te!

R  -  (intervenendo, relativo ad A)  Cosa ha fatto?

B  -  Aveva  il  male  della  fame,  da mangiare non ne aveva;  gli abbiamo cavato  le budelle,  gli abbiamo chiuso il buco del gnicco, così è a posto. Lesina e spago (gli vengono dati).

D  -  Giusto!… così campa senza mangiare!

A  -  (sul chi vive)  Occhio alla lesina!

B  -  Tra essere senza budelle e averle e non mangiare che differenza c’è?…

        (nel tirare lo spago da un pugno nella pancia a C, che gli è vicino)

C  -  Ahou, stai ben attento!

B  -  Checché, io ho bisogno di lavorare  (pianta la lesina).

A  -  Ahiio, mi fori la pancia, vèh!

E  -  (sbattendogli lo scolapasta in testa) Stai mo zitto e lascialo finire! (a B) Ne hai ancora per molto?

B  -  No,  ho già finito.  (si spoglia del saccone)  Operazione  riusitissima… Ecco il nostro malato! È tornato sano come un corallo!…

A  -  (si alza il piedi e…)  Ahaa… (cade morto).

D  -  …e poi è caduto?…

C  -  (prendendogli il polso)  L’è morto!…

E  -  (sentenziando)  L’operazione è riusita, il malato è morto!

D  -  Vuoi mo dire che uno senza budèlle possa camapre?…

B  -  Pensa mo, se i padroni e quelli che comandano, potessero farci un servizio come questo!!!…

 

 

                                

 

NOTE  ALLA  TRADUZIONE  DELLA  PIÈCE                   

 

 

        (1) – per migliore comprensione: la bàñche da lavær, si intende la panca delle donne di campagna, da loro usata solo per fare il bucato; tradotto panca del bucato. Nella traduzione si addomestica la morfosintassi del dialetto comple-tando alcune frasi che nella normale locuzione sono sottintesi.

        (2) – idem: bañcàtt da lavær, si intende il panchetto usato solo nella lavatura della canapa, per starvi in piedi sopra, a bagno nel macero; per una migliore comprensione si traduce; . Dei quattro tipi di maceri che si usavano in campagna, quello detto a bora aveva caratteristiche per le quali era necessario un tipo di panchetto con i piedi solo ad un capo; per farlo stare pari, l’altra estremità veniva appoggiata contro la parete, ad anda-mento obliquo a salire.

        (3) – bañcàtt dal calzulær: altro tipo di panchetto fatto in tutt’altro modo, in genere di forma quadrata; era il deschetto fatto appositamente per il calzolaio (appunto) quando andava alle case a riparare le calzature delle famiglie. Veniva usato anche nelle stalle per giocare a carte.

        (4) – ...cenare con cantate e rosari: era antica costumanza delle campagne emiliano-romagnole, della collina e montagna dovuta alla mancanza di cibo. Quando questo non c’era tutta la famiglia, a seconda della fede religiosa, molto sentita o meno, sostituiva il pasto con la recita del rosario, facendo una cantata, dicendo preghiere, giaculatorie... per ingannare la fame; poi andava a letto. Di questo fatto, oltre alle testimonianze raccolte, se ne parlava ancora nei passati ultimi anni ’50. A volte (durante gli anni della risaia di chi scrive) per prendere in giro qualcuno gli si chiedeva: andêv-t a læt con uñ rusæri?, oppure: andêv-t a læt coñ ’na cantæ? (andavi a letto con un rosario?), (andavi a letto con una cantata?). Il senso era che, avendo patito la fame, il cervello non si era sviluppato a sufficienza.

        (5) – …bigatto per il cristere: tubo lungo meno di un metro (tipo quello di cantina) con un imbuto smaltato infilato ad una estremità.  Serviva per le lavande vaginali alle vacche.

        (6) – ...all’assalto?: ricordi e testimonianze dei soldati italiani nella guerra 1915-18, quando dovevano andare all’assalto all’arma bianca, prima di uscire dalla trincea gli facevano bere razioni di cognach.

        (7) – ...ha parlato la Francia!: frase allusiva per dire che in famiglia comandava la moglie. Si diceva che questo succedeva quando, dopo la prima notte di nozze, la mattina successiva, all’atto di alzarsi, i calzoni se li metteva la sposa.

        (8) – (...sbiadita tela da pagliericcio): era antica usanza delle campagne non buttare mai niente. In questo principio era compreso anche il vecchio saccone riempito con foglie di mais, veniva messo sopra un letto fatto con cavallette e tavole, sul quale si dormiva. Anche se logoro il saccone veniva riutilizzato (in questo caso per fare mutande). Queste realtà rimangono anche buon paradigma del sistema di vita. Così come è d’esempio questa pièce nel dimostrare l’utiliz-zo che le genti di campagna sapevano fare dei loro attrezzi, anche in modo decontestualizzato e per altri usi, rispetto alla funzione o alle funzioni per le quali erano stati ideati e costruiti: v. anche zirudèlla di Ivano Trigari.

        (9) – pagliaccio: doppio significato della parola pajâz: traduce , appunto, e , ma solo riferito al saccone della nota 8..

        (10) – l’ è freddo: infatti l’azione si svolge d’inverno, e si portavano le mutande; d’estate, col caldo, le mutande non si portavano.

 

                                 

 



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